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martedì , 5 Maggio 2026

Furti di filtri antiparticolato, sgominata banda: tre arresti al confine

PORDENONE – Colpi mirati ai depositi degli autobus, città senza mezzi pubblici e danni per centinaia di migliaia di euro. Si chiude così un’indagine che ha portato all’arresto di tre cittadini di origine rumena, fermati mentre tentavano di lasciare l’Italia.

Nel pomeriggio del 28 aprile la Squadra Mobile di Pordenone ha eseguito un fermo disposto dall’autorità giudiziaria nei confronti dei tre uomini, ritenuti responsabili di una serie di furti aggravati di filtri antiparticolato (FAP) sottratti da autobus del trasporto pubblico in diverse città del Centro-Nord.

L’inchiesta ha ricostruito almeno tre episodi tra novembre 2025 e aprile 2026 a Pordenone, Ancona e Torino, per un danno complessivo superiore a 330mila euro. I furti hanno avuto conseguenze pesanti: la rimozione dei filtri rendeva inutilizzabili i mezzi, causando lo stop di intere flotte e disagi diffusi per pendolari, studenti e lavoratori. Una situazione simile si è verificata di recente anche nell’area torinese.

Le indagini erano partite dal furto di dieci FAP nel deposito Atap di Pordenone, avvenuto tra il 23 e il 24 novembre 2025, che aveva provocato un danno di circa 150mila euro. Attraverso analisi telefoniche, dati telematici e sistemi GPS, gli investigatori hanno individuato movimenti e modalità operative del gruppo: spostamenti rapidi su veicoli con targa estera e utilizzo delle principali direttrici di confine e dei porti dell’Adriatico.

Decisiva la collaborazione con la Polizia di Frontiera di Gorizia: i tre sono stati intercettati vicino al confine mentre tentavano la fuga. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati strumenti utilizzati per i furti, capi d’abbigliamento e dispositivi telefonici.

Sono in corso ulteriori accertamenti per verificare il coinvolgimento della banda in altri episodi, tra cui un furto da circa 95mila euro avvenuto nel torinese con modalità analoghe.

I tre fermati sono stati trasferiti nel carcere di Gorizia e restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’operazione rappresenta un colpo significativo contro i reati predatori che incidono direttamente sui servizi essenziali.

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