Vinicio Capossela con Accademia d’archi Arrigoni il 25 a San Vito

SAN VITO AL T. – È nell’ambito del tour “Altri tasti”, nel quale vengono riproposte alcune canzoni del recente album “Tredici canzoni urgenti” insieme ad altri grandi classici, che si inserisce il concerto di Vinicio Capossela a San Vito al Tagliamento, nella settecentesca piazza del Popolo, giovedì 25 luglio alle 21.30. Il concerto torna a Verona sabato 27, sempre con l’Accademia d’archi Arrigoni e si tratta delle uniche due date nelle quali Capossela ha scelto questa particolare combinazione sonora.

Il concerto di San Vito al Tagliamento è organizzato da Accademia d’archi Arrigoni, in collaborazione con il Comune di San Vito al Tagliamento e dell’Associazione Progetto Musica ed è inserito nel Festival “Nei suoni dei luoghi”.

L’Accademia d’archi Arrigoni è un punto di riferimento della produzione e della didattica musicale nel triveneto: organizza rassegne di musica cameristica e classica improntate alla ricerca, collabora con molte realtà del Nordest e del resto d’Italia, organizza uno dei principali concorsi al mondo per giovani violinisti e – tra le tante attività – ha anche la coraggiosa missione di tessere importanti reti tra musicisti, artisti, letterati e – come in questo caso – tra diversi generi musicali.

L’entusiasmo che l’orchestra dimostra in questi giorni di prove sarà fonte di grande energia per un concerto che si preannuncia già densissimo, grazie alla potenza del messaggio e delle musiche del geniale cantautore. Il titolo “Altri tasti” è una continuazione di quello del tour precedente “Con i tasti che ci abbiamo”: in autunno l’attualità imponeva di affrontare alcune urgenze sociali, emotive e oggi – a estate inoltrata – è necessario toccare, appunto “Altri tasti” perchè al diradarsi di alcune criticità, nuove o mutate urgenze sembrano aggiungersi.

L’arrangiamento orchestrale curato da Raffaele Tiseo tiene conto di una giusta uniformità con la band e sposa i colori per una reciproca valorizzazione. L’intersecare gli strumenti della band alle sonorità di una vasta tavolozza timbrica come quella di un’orchestra determina un grande valore aggiunto all’espressività dei brani: gli arrangiamenti, adattati al più grande e completo organismo musicale – l’orchestra – vogliono rimanere aderenti agli originali procurando corpo e nuances più sfaccettate.

L’orchestra – spiega Capossela – prende il nome dal luogo destinato all’evoluzione del coro che, nel teatro greco, rappresentava la voce pubblica. In un certo senso, applicato all’esecuzione di canzoni, l’orchestra evoca il coro emozionale a sostegno della parola pubblica.

Il repertorio del concerto (che oltre alle “Canzoni Urgenti” annovera alcuni classici e dei brani da “Camera a sud” in occasione del trentennale) porta con sè una visione della realtà lucida e insieme empatica – come sempre è quella di Capossela.

In particolare Altri tasti vuole continuare a dare risalto pubblico alla parola, e con le parole e la musica comporre un concerto che tessa le schegge di un mondo che sembra andato in pezzi. Un discorso di critica del presente che riconosce il limite come possibilità e immagina una prospettiva collettiva in cui ragione e sentimento si tengano per mano, sotto il sigillo della gratitudine, per riscattare la vita dalla sua destabilizzante frammentarietà.

Sono problemi stringenti – spiega sempre Capossela – il cui violento epilogo si prepara in una cultura tossica nella quale maturano la violenza di genere, l’abbandono della scuola, la cultura usata come mezzo di separazione sociale, la cattiva educazione alla gestione delle emozioni, la delega all’intrattenimento digitale in cui versa l’infanzia.

E poi la situazione emergenziale delle carceri, lo stato di minorità in cui versiamo, massimamente rappresentato dalla reclusione senza riabilitazione. E ancora, i nuovi modelli predatori di consumo sintetizzati nella formula all you can eat. […] Un campionario di mali che abbiamo quotidianamente davanti ai nostri occhi ma che – schiacciati dall’incessante berciare della società dello spettacolo (che è sempre più la società dell’algoritmo) – affrontiamo ciascuno chiuso nel proprio guscio, indifferenti, spesso appiattendoci su facili posizioni da tifosi più che da cittadini”.

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