PORDENONE – Il cinema del reale torna a Pordenone con uno sguardo sul mondo e sulle sue contraddizioni. Dal 25 al 29 marzo Cinemazero ospita la XIX edizione di Pordenone Docs Fest – Le Voci del Documentario, appuntamento ormai centrale nel panorama internazionale del documentario, capace di riunire ogni anno autori, autrici, professionisti e appassionati provenienti da tutto il mondo.
Il festival propone oltre 50 film, con 27 anteprime nazionali e diverse europee o assolute, rappresentando 33 Paesi e accogliendo decine di ospiti tra registi, protagonisti ed esperti. Un’edizione che arriva mentre Pordenone si prepara al titolo di Capitale italiana della Cultura 2027 e che conferma la città come punto di incontro per chi lavora nel cinema documentario e per un pubblico sempre più fedele.
Il festival, sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, è sostenuto dal Ministero della Cultura, dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dal Comune di Pordenone e dalla Fondazione Friuli.
Una giuria internazionale
A valutare i film in concorso sarà una giuria di grande profilo internazionale presieduta dal documentarista austriaco Nikolaus Geyrhalter, autore premiato e tra le voci più autorevoli del cinema del reale contemporaneo. Con lui la scrittrice e poeta tedesca Esther Kinsky e il regista croato Igor Bezinović, autore di Fiume o morte!, premiato agli European Film Awards. I due registi terranno anche masterclass aperte al pubblico.
Uno spazio per guardare il mondo
In un tempo dominato dalla sovrabbondanza di immagini e dalla velocità dei social, il festival rivendica il valore di una visione lenta e consapevole. L’obiettivo è offrire prospettive diverse sui grandi temi del presente – conflitti, trasformazioni sociali, ambiente – attraverso documentari capaci di indagare la realtà con profondità.
Dall’Afghanistan all’Iran
Il programma si apre mercoledì 25 marzo con A Fox Under a Pink Moon, storia di una giovane artista afghana in fuga prima dall’Afghanistan e poi dall’Iran, che racconta il proprio viaggio attraverso lo smartphone e l’arte. In sala saranno presenti la protagonista e il regista iraniano Mehrdad Oskouei.
Anche la serata finale guarda all’Iran con l’anteprima europea di Westoxicated di Gilda Pourjabar, racconto ironico e sorprendente sui sogni di libertà del paese, tra musica rock clandestina e contraddizioni sociali.
Diritti, conflitti e memoria
Tra i titoli più attesi c’è Eyes of the Machine, che affronta la repressione degli uiguri nella regione cinese dello Xinjiang attraverso la testimonianza dell’attivista Kalbinur Sidik, sopravvissuta ai campi di rieducazione. Alla protagonista e alla regista Daya Cahen sarà consegnato il Premio Images of Courage 2026.
Grande spazio anche alla memoria storica con due retrospettive: una dedicata alla guerra civile spagnola a novant’anni dall’inizio e una sull’assedio di Sarajevo, a trent’anni dalla fine del più lungo assedio europeo del Novecento.
Uno sguardo sui Balcani
I Balcani sono al centro di diversi appuntamenti, dall’anteprima di Sarajevo Safari del regista sloveno Miran Zupanič al film The Beauty of the Donkey di Dea Gjinovci, racconto poetico del ritorno in Kosovo. Il programma prosegue con Peacemaker di Ivan Ramljak, omaggio a Josip Reihl Kir, capo della polizia croata assassinato nel 1991 mentre cercava di fermare la guerra.
Ambiente e cambiamento climatico
Confermato anche il forte impegno ambientale del festival, che continua a promuovere il proprio Manifesto Green per una cultura più sostenibile. Tra i film in programma Melt, nuovo documentario di Nikolaus Geyrhalter dedicato alla scomparsa dei ghiacci, e Super Nature, progetto collettivo girato in Super 8 che racconta la bellezza della natura attraverso immagini provenienti da 25 Paesi.
Ambiente e territori estremi tornano anche in Ice Grave di Robin Hunzinger, ricostruzione della spedizione artica del 1897 tra storia, mistero e riflessioni sul cambiamento climatico.
Cinema, libri e fotografia
Tra le novità dell’edizione nasce la collana editoriale Guardare il Reale, dedicata ai grandi classici del documentario. Il primo volume celebra il centenario di Moana di Robert Flaherty, film del 1926 che contribuì alla definizione stessa del termine “documentario”. In programma anche la mostra fotografica La fotografia, l’amore, la guerra, dedicata ai fotoreporter Robert Capa e Gerda Taro.
Giovani e industria del documentario
Non mancano matinée per le scuole, laboratori e incontri formativi. Tra questi l’anteprima di The Longer You Bleed, riflessione sul modo in cui la guerra viene percepita nell’era dello scrolling continuo dei social media.
Cresce inoltre la sezione Industry, con momenti di confronto tra professionisti europei e una tavola rotonda dedicata alla distribuzione del documentario indipendente. In vista di Pordenone Capitale della Cultura 2027 è previsto anche il panel Città aperta, per immaginare spazi culturali più inclusivi e accessibili.
Il festival rinnova infine il progetto “No Sponsor”, offrendo visibilità gratuita a organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti e della pace, tra cui Emergency, Medici Senza Frontiere, Un Ponte Per e Amnesty International.
