L’economia mondiale in questo momento assomiglia a una grande nave che continua a navigare, ma con il mare sempre più agitato. Da una parte ci sono segnali che mostrano ancora forza, dall’altra crescono paura, tensioni geopolitiche e inflazione. E i mercati finanziari sembrano vivere ogni giornata guardando contemporaneamente il motore della nave… e il cielo pieno di nuvole.
Negli Stati Uniti l’economia continua a sorprendere. Ad aprile sono stati creati più posti di lavoro del previsto e il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,3%. Anche le aziende private hanno accelerato le assunzioni. È il segnale di un Paese che, almeno per ora, continua a muoversi e produrre nonostante il clima di forte incertezza internazionale.
Eppure, dietro questi numeri, si nasconde un sentimento completamente diverso. Gli americani sono sempre più preoccupati. Il sentiment dei consumatori è sceso ai minimi storici di maggio. In parole molto semplici, le famiglie guardano il futuro con paura: temono che i prezzi continuino a salire, che le guerre possano peggiorare e che il costo della vita diventi sempre più difficile da sostenere. È un po’ come vedere una casa apparentemente solida, ma con le persone all’interno che iniziano a chiudere porte e finestre perché sentono arrivare il temporale.
Anche l’inflazione continua a creare tensione. L’indice PCE americano, quello osservato con maggiore attenzione dalla Federal Reserve, ha registrato il più forte aumento degli ultimi tre anni. Questo significa che i prezzi continuano a correre e che la banca centrale americana potrebbe essere costretta a mantenere una linea dura sui tassi d’interesse più a lungo del previsto.
In Europa il quadro appare ancora più fragile. La Germania, considerata il grande motore industriale europeo, ha registrato un calo inatteso della produzione industriale a marzo. Anche il settore dei servizi sta rallentando quasi ovunque. Francia e Germania mostrano contrazioni importanti, l’Italia resta vicina alla stagnazione e la Spagna ha iniziato a perdere slancio. L’intera economia dell’eurozona torna così a dare segnali di debolezza proprio mentre l’inflazione continua a restare sopra il target della BCE.
È questa la parte più delicata del momento storico: l’economia rallenta, ma i prezzi non smettono di salire. Per una banca centrale è una situazione molto complicata, perché alzare ulteriormente i tassi rischierebbe di frenare ancora di più imprese e consumi, mentre abbassarli troppo presto potrebbe riaccendere ancora di più l’inflazione. Non a caso François Villeroy de Galhau ha parlato della necessità di avere una “massa critica di dati” prima di prendere nuove decisioni.
A rendere tutto ancora più instabile ci sono le tensioni geopolitiche. Il Medio Oriente è tornato al centro delle preoccupazioni globali e i mercati osservano ogni mossa tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump, almeno per il momento, non sembra intenzionato ad arretrare e Washington attende oggi una risposta ufficiale da Teheran. Il timore è che un’escalation possa coinvolgere lo stretto di Hormuz, uno dei punti più importanti al mondo per il passaggio del petrolio.
Ed è proprio il petrolio a raccontare bene il clima di questi giorni. I prezzi sono tornati a salire perché basta il rischio di un blocco o di una tensione militare per far tremare i mercati energetici. Anche l’oro continua a rafforzarsi: quando gli investitori hanno paura cercano beni considerati più sicuri, e il metallo giallo resta ancora oggi uno dei rifugi preferiti.
Persino il Bitcoin sta vivendo giornate nervose. Le criptovalute salgono e scendono rapidamente seguendo emozioni, notizie geopolitiche e movimenti degli ETF. È il simbolo perfetto di questa fase storica: tanta liquidità, molta volatilità e pochissima tranquillità.
Nel frattempo l’Asia prova a mandare qualche segnale più incoraggiante. La produzione manifatturiera giapponese ha raggiunto i livelli più alti degli ultimi dodici anni, trainata soprattutto dal settore automobilistico. Ma anche qui il timore è che eventuali nuovi shock energetici o commerciali possano rallentare rapidamente la crescita.
In fondo, il mondo oggi sembra vivere in equilibrio tra due forze opposte. Da una parte ci sono economie che cercano ancora di crescere e mercati del lavoro sorprendentemente solidi. Dall’altra aumentano paura, inflazione e tensioni internazionali. E mentre i governi cercano di mantenere la stabilità, gli investitori continuano a chiedersi se questa nave riuscirà a superare la tempesta… oppure se il mare diventerà ancora più agitato nelle prossime settimane.
Dott. Alessandro Pazzaglia, consulente finanziario autonomo, www.pazzagliapartners.it
