PORDENONE – Da oggi Pordenone ha il Parco pubblico Internati Militari Italiani 1943-1945, dedicato agli oltre 600mila soldati che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 scelsero la deportazione nei lager nazisti piuttosto che l’adesione al nazifascismo. La cerimonia di intitolazione, promossa dall’Amministrazione comunale insieme alla Prefettura in occasione della Giornata nazionale degli internati militari, si è svolta nell’area verde a pochi passi dal monumento ai deportati dei giardini di piazza Maestri del Lavoro.
Erano presenti le autorità civili, militari e religiose, i familiari degli internati insigniti della medaglia d’onore e gli studenti del Liceo Leopardi-Majorana. Un atto di giustizia storica verso una generazione rimasta a lungo ai margini della memoria collettiva, che da oggi entra stabilmente nella geografia della città.
“Questa è una pagina dolorosa dentro una delle stagioni più dolorose della nostra storia, quella dell’8 settembre e dell’armistizio, segnata dalle scelte difficili di uomini che indossavano una divisa e che rimasero fedeli al proprio giuramento — dichiara il sindaco Alessandro Basso — Seicentomila è un numero che ci interpella: racconta una scelta collettiva, un grande onore tutto italiano che oggi possiamo ricordare e celebrare. Siamo grati al Governo per aver riportato alla luce questa vicenda istituendo la Giornata nazionale, e a Pordenone rendiamo giustizia a queste vittime intitolando loro un’area prestigiosa, in una fascia centrale della città, perché i ragazzi delle Pietre d’inciampo e tutti i cittadini possano fermarsi a riflettere.
Come per altre pagine a lungo dimenticate, penso alle vicende del confine orientale, riaperte anche grazie al grande lavoro delle scuole, restituiamo spazio alla storia, alla verità e alla cultura: un tassello fondamentale nel cammino verso Pordenone capitale italiana della Cultura 2027. Voglio rivolgere un ringraziamento a tutti quelli che hanno lavorato per questo risultato, dagli assessori Tropeano e De Bortoli, a tutte le strutture del Comune e della Prefettura”.
La ricorrenza, fissata dal Parlamento al 20 settembre, è stata celebrata con un giorno di posticipo, all’indomani della visita in città del Presidente della Repubblica. Proprio al messaggio del Capo dello Stato si è richiamato il prefetto di Pordenone Michele Lastella.
“Questa giornata ricorda il sacrificio di tanti militari italiani che rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Salò e al regime nazista: ragazzi di poco più di vent’anni, militari di leva, che davanti alla possibilità di salvarsi scelsero di sacrificare la propria vita in nome della libertà, della dignità e dell’orgoglio nazionale — sottolinea il prefetto Lastella — Furono i precursori di principi che la Carta costituzionale ha poi affidato alle generazioni future: la libertà di manifestare il proprio pensiero e di decidere secondo coscienza, liberi da condizionamenti esterni. È una grande lezione di vita, di storia e di cultura da tramandare soprattutto ai giovani, perché se oggi possiamo esprimere liberamente anche il dissenso lo dobbiamo anche a loro. Il mio appello alle nuove generazioni è a resistere al pensiero unico: quanto più ampio è lo spazio per ragionare, dialogare ed esprimersi, tanto più compiuta sarà la nostra democrazia. Come ha ricordato ieri il Presidente della Repubblica, è la pluralità dei pensieri a consentire a tutti di vivere in pace e serenità.”
Promotore della cerimonia è stato l’assessore Pietro Tropeano, intervenuto anche in veste di presidente della sezione di Pordenone dell’ANEI, l’Associazione nazionale ex internati. “Oggi compiamo un atto di profonda giustizia storica, morale e civile verso quasi un’intera generazione di nostri padri, nonni e parenti che affrontarono la deportazione, la fame e i lavori forzati per oltre venti mesi nei lager nazisti — afferma l’assessore Tropeano — Fu una resistenza disarmata, forte soltanto di dignità, di coraggio e di una grande speranza di pace. Hitler creò per loro la categoria di internati militari proprio per sottrarli alla tutela della Convenzione di Ginevra e della Croce Rossa: oltre 50mila persero la vita, e chi fece ritorno trovò silenzio e indifferenza, restando fuori dalla storiografia ufficiale fino alla metà degli anni Novanta. Questo luogo, che da oggi porta il loro nome, deve diventare un monumento vivo alla loro memoria, perché la loro sofferenza consegni a tutti noi, e in particolare ai nostri ragazzi, un grande messaggio di coraggio e di pace.”
«L’intitolazione a Pordenone di un parco agli Internati Militari Italiani restituisce il giusto riconoscimento a una pagina della nostra storia rimasta troppo a lungo ai margini della memoria nazionale».
Lo dichiara il deputato pordenonese di Fratelli d’Italia Emanuele Loperfido in occasione della cerimonia dedicata agli Internati Militari Italiani, a margine della cerimonia dell’intitolazione del parco pubblico tra via Marco Polo e via Vespucci, durante la quale è stata svelata la targa commemorativa.
«Dopo l’8 settembre 1943 centinaia di migliaia di militari italiani, spesso senza ordini e senza punti di riferimento, furono posti davanti a una scelta drammatica. Dissero “no” alla collaborazione con il nazifascismo, scegliendo secondo la propria coscienza, la propria dignità e il senso di fedeltà alla Patria. Una scelta pagata con la deportazione, il lavoro coatto, sofferenze indicibili e, per molti, con la vita».
“Pordenone è più ricca di valore con questa intitolazione, è stato un momento di grande significato arricchito dalla numerosa e attenta partecipazione degli studenti del Liceo Leopardi Majorana. Con le autorità comunali e il prefetto abbiamo condiviso l’abbraccio ai familiari dei caduti della nostra provincia, testimoniando con la nostra presenza la piena adesione ai valori racchiusi in questa Giornata, alla cui istituzione ha contribuito anche il Partito democratico”. E’ il pensiero del segretario del Pd provinciale di Pordenone Fausto Tomasello, presente con altri esponenti del partito alla Cerimonia di intitolazione del parco pubblico tra via Marco Polo e via Vespucci agli Internati Militari Italiani, alla presenza di autorità civili, militari e religiose e con la cerimonia di consegna delle Medaglie d’Onore da parte del Prefetto Michele Lastella.
